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Un Paradiso chiamato
Toscana
Dieci giorni a spasso per le
incantevoli colline toscane, alla scoperta di una regione che pare fatta
su misura per essere percorsa in mtb
Qui un weekend non basta
Che la trasferta toscana non sarebbe stata come le altre lo avevamo
immaginato. Da novembre pregustavamo con la fantasia il doppio Test Camp
sognando i percorsi, la temperatura mite, il sole che al tramonto tinge di
rosso le colline dai dolci pendii, i profumi dei fiori e delle piante e la
tranquillità di una settimana di "vacanza ciclistica" in una
delle mete turistiche più ambite in Italia e nel mondo. Non sapevamo
pero' che le nostre aspettative sarebbero state solo l'antipasto di quello
che ci avrebbe offerto una splendida regione come la Toscana. L'ospitalita'
e la simpatia delle persone, le specialita' culinarie (le cui conseguenze
ci vengono quotidianamente ribadite dai buchi della cintura) e le
memorabili pedalate in compagnia di Alessia e Leonardo prima e Francesco
con i ragazzi del Gruppo Sportivo Monte Argentario poi che hanno svolto
egregiamente il fondamentale compito della guida, ci resteranno a lungo
nel cuore... Partiti come al solito con la nostra Stilo piena zeppa di
biciclette e componenti da testare, arriviamo a destinazione il venerdi'
notte.
La prima tappa è...
Montescudaio. Un suggestivo borgo medievale sulle colline pisane immerso
tra gli oliveti, i vigneti e la macchia mediterranea, in posizione
dominante rispetto al mare, che non dista piu' di una decina di km. Un
punto strategico per chi non vuole necessariamente pedalare tutti i
giorni, ma preferisce andare a visitare le piu' classiche mete
storico-culturali come Lucca, Pisa, Firenze, Volterra, San Gimignano,
Siena, Bolgheri o Massa Marittima. Qui noi eravamo ospiti del meraviglioso
Hotel/Residence Rappo d'Oro, una tipica struttura a terrazza con una vista
sul mare davvero incantevole: "Nelle giornate piu' limpide si possono
scorgere l'Isola d'Elba, Gorgona e persino la Corsica, con le sue vette
spesso innevate", come ci spiega il simpatico direttore della
struttura Andrea Biondi. Il complesso e' costituito da un nucleo centrale,
finemente decorato da artisti fiorentini con affreschi e quadri
raffiguranti scene di vita etrusca, e tutto intorno sono dislocati gli
eleganti appartamenti, la palestra, la piscina e l'idromassaggio. Questo
il nostro quartier generale per il primo dei weekend con i lettori? Si'.
Proprio cosi'. "Deh, noi in Toscana o le cose le si fa per bene o nun
le si fa'!", continua Andrea. "E poi siamo inseriti nella catena
dei Bike Hotel, quindi siamo abituati a un certo tipo di ospiti". A
conferma di quanto dichiarato troviamo un ampio locale per il deposito
delle nostre preziose mtb, con officina attrezzata e acqua per la pulizia.
Ora ci mancava solo di verificare se anche il ristorante sarebbe stato
all'altezza! Il Corollo, questo il nome dell'osteria, un locale raffinato
con terrazza e ampie vetrate con vista su mare e colline, gestito da Fabio
e Stefano, per i giorni seguenti ci ha viziato come quando, nel periodo di
leva, si torna a casa dalla mamma. La conformazione del territorio si
presta alle escursioni in bicicletta di qualsiasi tipo, dalla
specialissima alla mtb anche a corsa lunga... Il free ride massiccio
magari per qualche giorno lo si puo' anche lasciare nel deposito bici. Ad
accompagnarci per i sentieri il sabato e la domenica ci hanno pensato,
come gia' accennato in apertura, Alessia e Leonardo, due guide d'eccezione
considerando i loro trascorsi agonistici, che non hanno pero' tardato a
spaventarci proponendo, come prima uscita, una sgambata di
"appena" una sessantina di km. In realta', il lieve dislivello
tra una collina e l'altra, la scorrevolezza del fondo e la bellezza dei
paesaggi ci ha fatto coprire la bellezza di 125 incantevoli km in soli due
giorni andando di Poggio in Poggio a scovare i più nascosti e suggestivi
scorci di Guardistallo, Casale, Sassa fino a scorgere in lontananza
Castagneto Carducci, Bolgheri e Bibbona. Un luogo ideale per una vacanza
cicloescursionistica, perfetta anche per chi vuole iniziare a pedalare sia
su asfalto che off road, senza il pericolo di essere travolti o incontrare
frustranti e interminabili dislivelli. Il fascino della zona, ma forse
anche per merito delle prelibatezze culinarie servite da Fabio e Stefano,
ci hanno spinto a permanere a Montescudaio fino a giovedi' mattina, giorno
in cui, a malincuore, ci siamo congedati, comunque carichi di entusiasmo e
curiosita' per la prossima meta!
Si riparte per...
Il Monte Argentario e, per la precisione, per Porto Santo Stefano. Qui il
panorama e' completamente diverso: resta il mare, ora molto, ma molto piu'
vicino, ma alle nostre spalle non ci sono piu' le dolci colline che
lasciano intravedere l'orizzonte, al loro posto c'e' una vera e propria
montagna che, nel punto piu' alto dove ci sono le antenne di trasmissione,
arriva a segnare i 634 m di dislivello. La particolare conformazione della
penisola, un tempo staccata dalla terra ferma e il cui periplo e' di soli
42 km, si rivela la misura ideale per un'iniziativa come la nostra:
perdersi e' praticamente impossibile! In realtà la prima cosa che ci e'
venuta in mente e' che potrebbe essere facilmente trasformata in un vero e
proprio parco per i ciclisti. Ce n'e' davvero per tutti i gusti: dai
sentieri tecnici alle discese piu' estreme. Se poi volete provare
l'emozione dello "sbarco alla conquista di nuovi territori..."
C'e' sempre l'Isola del Giglio, a 40' di traghetto. Un'esperienza
memorabile che ti fa sentire un pioniere, con la sicurezza di non correre
nessun rischio. Ad accoglierci, oltre allo staff dell'Hotel Baia
d'Argento, sempre molto cordiale e disponibile, anche Francesco Palermo,
apprezzato farmacista di Porto Santo Stefano, ma per l'occasione
organizzatore in loco del nostro secondo weekend. Per quest'ultima tappa
decidiamo di modificare leggermente il programma e optiamo per due sole
pedalate, ma piu' corpose. La prima sul versante nord e la seconda verso
sud. Cosi', il sabato, ci dirigiamo lungo uno sterrato che parte
direttamente dall'hotel verso la prima delle torri, la Argentiera,
caratteristica costruzione militare per l'avvistamento delle imbarcazioni
nemiche e in costante collegamento visivo con altre torri e fortezze
dislocate sulla penisola. Anche qui si prosegue tra Poggi e sentieri
sterrati fino alla Costa dell'Olmo, da cui avremmo dovuto godere di una
vista sul mare davvero mozzafiato! Abbiamo usato volutamente il
condizionale, perche' in realta' la sorte ha voluto che proprio quel
giorno una nuvola si arenasse sulla sommità del monte impedendo la
visuale anche a pochi metri. Un caso straordinario, dicono... Ma proprio
quando ci siamo noi? Beh pazienza. Ci siamo consolati il giorno successivo
con la visita di Porto Ercole e del Forte Filippo, passando per la Val di
Prato, accanto al convento dei Padri Passionisti, per poi continuare lungo
la costa, restando pero' in quota e osservando dall'alto in sequenza:
Torre Ciana, delle Cannelle, della Maddalena, di Cala Piccola e Cala
Moresca, fino ad arrivare di nuovo all'albergo. Purtroppo dieci giorni
sono trascorsi davvero in fretta: dovevamo ritornare al lavoro d'ufficio.
Ma anche questa volta con uno splendido ricordo nella mente e il piu'
romantico dei tramonti alle spalle. Una vacanza davvero memorabile!

Questo è il sentiero che percorrevano le vedette
spagnole quando erano di vedetta a Forte Filippo
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